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	<title>Cultura Senza Barriere 2010 &#187; Maria Grazia Fiore</title>
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		<title>Invisibile agli occhi. Disabilità cognitive e relazionali nella Rete</title>
		<link>http://www.culturasenzabarriere.org/2009/11/invisibile-agli-occhi-disabilita-cognitive-e-relazionali-nella-rete/</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 08:55:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bertoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abstract seminari]]></category>
		<category><![CDATA[accessibilità del web]]></category>
		<category><![CDATA[disabilità cognitive]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Grazia Fiore]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract del seminario di Maria Grazia Fiore.

… Non ho desiderio di essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abstract del seminario di <a href="http://www.culturasenzabarriere.org/i-nostri-relatori/maria-grazia-fiore/">Maria Grazia Fiore</a>.</strong></p>
<blockquote><p>
… Non ho desiderio di essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi. (Jim Sinclair, 1998)
</p></blockquote>
<p><span id="more-729"></span></p>
<p><img src="http://www.culturasenzabarriere.org/wp-content/uploads/2009/11/Anatomical_and_geometrical_proportions_-_Albrecht_Dürer-233x300.png" alt="" width="233" height="300" /></p>
<p>Un <strong>essere umano</strong> – ha scritto <a href="http://www.anobii.com/books/Fondamenti_di_pedagogia_e_di_didattica/9788842041399/01cf1dcffdaed83c58/">Andrea Canevaro</a> – riunisce in sé numerose proprietà e funzioni. La mancanza di alcune di queste rende più difficile il riconoscimento che nell’altro a cui insegno o da cui imparo vi è qualcosa di me, e che siamo simili, al di là delle differenze di ruolo e di cultura, di storie esistenziali e di livelli di competenza…</p>
<p>Un <strong>riconoscimento</strong> che risulta essere tanto più arduo quando la relazione è costretta a fare a meno dei segni verbali o a mediarne quei significati che tutti diamo per scontati, inclusi quelli che ci permettono di interpretare “adeguatamente” (ossia in maniera strategicamente orientata alla socializzazione)  tutti quei comportamenti e quelle ritualità che ci fanno sentire parte integrante di un tutto che accettiamo e da cui veniamo accettati.  </p>
<p>L’<strong>impossibilità di non comunicare</strong> postulata da Paul Watzlawick ci rende animali simbolici, anche nostro malgrado. Anche quando, cioè, il nostro comportamento viene piegato ad una logica interpretativa “senza contraddittorio”, in cui è quasi palpabile, ad esempio, la tendenza  a non riconoscere l’esistenza di un pensiero e di una mente in <a href="http://db.acp.it/Quaderni.nsf/836b0fdca1397cb2c1256f4400357160/5543793b8288f196c12571ca00552739?OpenDocument&#038;ExpandSection=2">chi non può usare la voce o in chi non sa “leggere e scrivere con le lettere”</a>.</p>
<p>Il <a href="http://www.asha.org/docs/html/GL1992-00201.html#sec1.3.2"><strong>diritto a comunicare</strong></a>, a ricevere messaggi in modo comprensibile e appropriato dal punto di vista culturale e linguistico, implica l’avere diritto a prendere parte attiva a quella narrazione collettiva che chiamiamo cultura, a quella rete di relazioni e di segni dentro cui si sviluppa la nostra esistenza e che definiamo società.</p>
<p><strong>Di questa rete</strong> hanno parte stabilmente i segni verbali fonetici e grafici, ma ne <strong>può fare parte</strong> anche <strong>qualsiasi oggetto materiale</strong> e <strong>qualsiasi immagine mentale</strong>. Non ci sono oggetti materiali che non possono diventare segni. (<a href="http://www.anobii.com/books/Metodologia_della_formazione_linguistica/9788842051497/01c74585264e6e14dc/">A. Ponzio</a>)</p>
<p>A differenza delle disabilità sensoriali, <strong>quando si parla di accessibilità del web si trascurano spesso quelle intellettive o relazionali</strong>: la variabilità di un deficit che non si caratterizza secondo una gradualità lineare, rende il &#8220;design for all&#8221; o progettazione per tutti (<a href="http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Senza_Barriere/Zoom/info-491920887.html">ribadito dalla Convenzione Onu sui Diritti delle persone con disabilità – Crpd – recepita dal governo italiano con la legge 18/2009</a>) particolarmente complessa da attuare.</p>
<p>Complessità, a mio parere, in parte imputabile ad una concezione ancora troppo gutemberghiana del web, in cui si riverberano sia la <strong>predominanza del testo scritto</strong> come supporto percettivo per l’insegnamento, sia la <strong>scarsa attenzione dedicata alle strategie cognitive</strong> di chi apprende (il più delle volte costretto ad adeguarsi a quelle di chi insegna).</p>
<p>Predominanza che ci fa ricorrere alle immagini soprattutto per puntellare la comprensione verbale, trascurando la loro importanza come codice autonomo e alternativo *<a href="http://www.comune.fe.it/apis/risorse/pedagogia_attivita_mentale_modena_media_cavour_aprile_2001.htm">in chi le privilegia per acquisire e rievocare informazioni e contenuti di conoscenza</a>.</p>
<p>Approfondire la ricerca in tale direzione può forse aiutarci a comprendere il reale significato di quella <strong>emigrazione della mente dalla testa verso lo schermo</strong> di cui parla de Kerckhove, aiutandoci al contempo a scoprire nuove abilità sociali di cui soprattutto i neurotipici sembrano sprovvisti.</p>
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