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	<title>Cultura Senza Barriere 2010 &#187; e-learning</title>
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		<title>Comunità di pratica e Social Learning</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 08:19:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bertoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abstract seminari]]></category>
		<category><![CDATA[comunità di pratica]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliana Guazzaroni]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract del seminario di Giuliana Guazzaroni.
Le Comunità di pratica (CdP) sono sistemi emergenti all’interno dei quali si gestisce la conoscenza che deriva dalle pratiche di rete dei singoli componenti. Dall’antichità ai giorni nostri, organizzarsi in comunità costituisce un fenomeno sociale di interesse che rivela il bisogno di riconoscimento reciproco all’interno di un gruppo e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abstract del seminario di <a href="http://www.culturasenzabarriere.org/i-nostri-relatori/giuliana-guazzaroni/">Giuliana Guazzaroni</a>.</strong></p>
<p>Le <strong>Comunità di pratica (CdP)</strong> sono sistemi emergenti all’interno dei quali si gestisce la conoscenza che deriva dalle pratiche di rete dei singoli componenti. Dall’antichità ai giorni nostri, organizzarsi in comunità costituisce un fenomeno sociale di interesse che rivela il bisogno di riconoscimento reciproco all’interno di un gruppo e di conseguente autorealizzazione. </p>
<p>Le Comunità di pratica sono “gruppi di persone che condividono un interesse, un insieme di problemi, una passione rispetto a una tematica e che approfondiscono la loro conoscenza ed esperienza in quest’area mediante interazioni continue.” (Wenger E., McDermott, R., Snyder, W. M.; 2007).</p>
<p><span id="more-1226"></span></p>
<p>C’è qualcosa nella pratica di ogni persona che la rende universale. La propria identità è legata all’interazione, alla competenza sociale. L’identità si costruisce facendo esperienza, la pratica non è qualcosa di stabile ma è qualcosa in continuo divenire.</p>
<p>Gli individui che appartengono a una Comunità di pratica non necessariamente lavorano insieme, ma sicuramente condividono interessi, bisogni, aspirazioni e idee che le fanno sentire unite e motivate nell’ambito di una stessa comunità. All’interno delle comunità, a poco a poco, la collaborazione e il dialogo, l’interazione e lo scambio reciproco di esperienza consentono di costruire una conoscenza condivisa e preziose relazioni personali. </p>
<p>Il punto di partenza è l’abilità di riconoscere gli altri come eventuali partner per dare forma a delle comunità. Le persone possono riconoscersi l’un l’altra in base alla propria esperienza e al fatto che c’è un interesse reciproco per l’esperienza dell’altro (“Io sono interessato alla tua esperienza”). Il focus delle comunità risiede nella pratica e nel saper riconoscere l’altro.</p>
<p>Le Comunità sono paragonabili a esseri viventi, dunque a ecologie. Nella fase di progettazione di una Comunità di pratica occorre considerare la complessità dell’organismo che si intende formare. Si inizia con la creazione di un elemento che cresca di vita propria. Ci sono esempi di comunità considerate marginali che nel processo di evoluzione diventano strategiche per l&#8217;organizzazione o il territorio di appartenenza. Le comunità di pratica, come gli organismi viventi, durante la fase di crescita mutano, come anche durante la fase di maturità.</p>
<p>La collaborazione, il dialogo, l’interazione e lo scambio di esperienze che avvengono all’interno di una Comunità di pratica consentono di costruire relazioni personali e di accumulare conoscenza in riferimento a settori specifici e strategici. Rendere la conoscenza accessibile e fruibile nelle organizzazioni complesse è una problematica sentita che ha portato a investimenti in tecnologie e sistemi informatici. Tuttavia, nulla è più accessibile, vivo e vibrante di una comunità che dibatte, discute, si confronta e sviluppa soluzioni in merito a tematiche rilevanti. La comunità stessa e i suoi membri sono uno strumento per conservare e sviluppare la conoscenza delle organizzazioni, oltre a consentire lo sviluppo di competenze nelle persone e a valorizzarne i talenti. </p>
<p>“La tendenza per il terzo millennio è l&#8217;affermarsi di nuove forme di socialità tenute insieme dalla condivisione di emozioni. All&#8217;orizzonte c&#8217;è un &#8220;ideale comunitario&#8221; ancora non del tutto definito ma di cui ci sono tracce nelle manifestazioni più recenti dell&#8217;immaginario collettivo” (Maffesoli, 2004).</p>
<p>Il Web, oltre a essere un fenomeno sociale che aggrega tribù eterogenee di cittadini appartenenti a contesti e a fasce d’età differenti, è anche una risorsa strategica per le Comunità di pratica che in questo humus traggono nutrimento per costruire apprendimenti di tipo informale.</p>
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		<item>
		<title>L&#8217;integrazione di approcci formali e informali nell&#8217;apprendimento in rete. Il caso dell&#8217;italiano per stranieri</title>
		<link>http://www.culturasenzabarriere.org/2010/01/lintegrazione-di-approcci-formali-e-informali-nellapprendimento-in-rete-il-caso-dellitaliano-per-stranieri/</link>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 20:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bertoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abstract seminari]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Spina]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract del seminario di Stefania Spina.
Secondo un modello che tenta di descrivere la comunicazione in rete, i due elementi che la caratterizzano sono: stocks and flows. Gli “stocks” sono le informazioni strutturate, statiche, che esistono in un certo luogo e costituiscono punti di riferimento stabili (ad esempio i materiali didattici organizzati in un corso in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abstract del seminario di <a href="http://www.culturasenzabarriere.org/i-nostri-relatori/stefania-spina/">Stefania Spina</a>.</strong></p>
<p>Secondo un <a href="http://www.commoncraft.com/archives/000593.html">modello che tenta di descrivere la comunicazione in rete</a>, i due elementi che la caratterizzano sono: <strong>stocks</strong> and <strong>flows</strong>. Gli “stocks” sono le informazioni strutturate, statiche, che esistono in un certo luogo e costituiscono punti di riferimento stabili (ad esempio i materiali didattici organizzati in un corso in e-learning, con test periodici di valutazione per la veriﬁca delle competenze); i “flows” sono i flussi di informazione prodotti dagli utenti, dinamici, in continua evoluzione, coinvolgenti dal punto di vista della partecipazione. </p>
<p><span id="more-1174"></span></p>
<p>L&#8217;efficacia di un approccio didattico che integri stoks e flows risiede nella possibilità di sfruttare i due poli di questo tipo di comunicazione, da un lato quello formale, in cui i contenuti didattici sono organizzati e strutturati, dall&#8217;altro quello informale, in cui l&#8217;apprendimento avviene in modo destrutturato e occasionale, attraverso le interazioni tra pari e l&#8217;uso di contenuti prodotti dagli stessi apprendenti, in stile &#8220;web 2.0&#8243;.</p>
<p>Un progetto che cerca di integrare dimensione &#8220;formale&#8221; e &#8220;informale&#8221; è <a href="http://april.unistrapg.it/">April</a> (Ambiente personalizzato di rete per l&#8217;insegnamento linguistico), dell&#8217;Università per Stranieri di Perugia.</p>
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		<title>L’apprendimento in rete: riflessione generale sugli strumenti a disposizione, i problemi aperti e le prospettive future</title>
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		<pubDate>Mon, 25 Jan 2010 23:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bertoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abstract seminari]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Pietronilla Penna]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract del seminario di Maria Pietronilla Penna.
Gli strumenti e le possibilità messe a disposizione dal Web 2.0 consentono all’e-learning di utilizzarle per proporre ambienti di apprendimento centrati sull’utente ove quest’ultimo diventa protagonista nella costruzione del suo percorso formativo, fondando i suoi interessi didattico-formativi non su percorsi precostituiti, ma sulla creazione informale di percorsi di senso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abstract del seminario di <a href="http://www.culturasenzabarriere.org/i-nostri-relatori/maria-pietronilla-penna/">Maria Pietronilla Penna</a>.</strong></p>
<p>Gli strumenti e le possibilità messe a disposizione dal Web 2.0 consentono all’e-learning di utilizzarle per proporre ambienti di apprendimento centrati sull’utente ove quest’ultimo diventa <strong>protagonista nella costruzione del suo percorso formativo</strong>, fondando i suoi interessi didattico-formativi non su percorsi precostituiti, ma sulla creazione informale di percorsi di senso che scaturiscono dall’interazione in rete e dalla partecipazione ad attività condivise (blog, forum, chat). Le comunità virtuali costituiscono la struttura più efficace, tuttavia essa dovrà impegnarsi a definire con regole certe la qualità del sapere che crea e rende disponibile, evitando controlli autoritativi, spesso inefficaci.</p>
<p><span id="more-1117"></span></p>
<p>Nello specifico, l’intervento analizzerà tre grosse aree di criticità:</p>
<ol>
<li>Passaggio da un apprendimento etero-diretto a un apprendimento auto-diretto:
<ol>
<li>Minore influenza delle tecniche didattiche tradizionali nell’apprendimento auto-diretto.</li>
<li>Necessità di maggiore autoconsapevolezza e chiarezza dei propri bisogni formativi.</li>
<li>Autocostruzione degli strumenti.</li>
<li>Selezione dei contenuti e bisogni formativi.</li>
</ol>
</li>
<li>Passaggio dalla dimensione individuale a quella sociale dell’apprendimento:
<ol>
<li>Social software (blog, wiki, forum, bookmark …)</li>
<li>Cooperative learning.</li>
</ol>
</li>
<li>Apprendimento da parte dell’utente dell’uso critico delle fonti del web:
<ol>
<li>Capacità di reperimento e disponibilità all’accesso alle fonti scientificamente verificate.</li>
<li>Criteri generali di verificabilità scientifica delle fonti.</li>
</ol>
</li>
</ol>
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		<title>Internet e la società conoscitiva. MELAstudio e i canali web per la cultura pedagogica</title>
		<link>http://www.culturasenzabarriere.org/2010/01/internet-e-la-societa-conoscitiva-melastudio-e-i-canali-web-per-la-cultura-pedagogica/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 22:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bertoni</dc:creator>
				<category><![CDATA[Abstract seminari]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[e-learning]]></category>
		<category><![CDATA[Laura Corazza]]></category>
		<category><![CDATA[nuove tecnologie]]></category>

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		<description><![CDATA[Abstract del seminario di Laura Corazza.
Società della conoscenza è una metafora che richiama la centralità dell’apprendere in tutte le dimensioni della vita sociale, individuale e lavorativa. Si tratta dell’immagine di una società in cui non solo l’informazione, ma anche i saperi e le conoscenze hanno un ruolo strutturale nello sviluppo sociale ed economico.
Una chiave di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Abstract del seminario di <a href="http://www.culturasenzabarriere.org/i-nostri-relatori/laura-corazza/">Laura Corazza</a>.</strong></p>
<p><em>Società della conoscenza</em> è una metafora che richiama la centralità dell’apprendere in tutte le dimensioni della vita sociale, individuale e lavorativa. Si tratta dell’immagine di una società in cui non solo l’informazione, ma anche i saperi e le conoscenze hanno un ruolo strutturale nello sviluppo sociale ed economico.</p>
<p>Una chiave di lettura è il <em>paradigma dell’apprendimento</em>, con la relativa riflessione sull’acquisizione di competenze. I cittadini della <strong>Learning Society</strong> partecipano attivamente e in modo responsabile al sistema economico e sociale e sono i primi autori dello sviluppo della propria formazione.</p>
<p>Tramite Internet, le persone si sentono partecipi di un sistema che consente loro di avere informazione personalizzata e su richiesta (per rispettare i differenti stili d’apprendimento, per rispondere a bisogni individuali e per avere risposte “su misura”); di accedere a innumerevoli fonti (per vedere le stesse cose da prospettive diverse, per confrontare, per farsi un’idea critica); di soddisfare autonomamente i propri interessi (senza condizionamenti dovuti alla necessità di condividere tempo e spazio); di vivere la dimensione della rete (per collaborare anziché competere, partecipare anziché astenersi). Il ruolo dell’educazione è quello di formare le competenze necessarie per utilizzare Internet nella direzione della partecipazione sociale. Il riferimento è all’<strong>educazione democratica</strong> di John Dewey.</p>
<p><span id="more-1009"></span></p>
<p>C’è in questo modo una stretta relazione con il concetto di <em>educazione alla cittadinanza</em>. Per perseguire il benessere personale e migliori condizioni di vita nella Learning Society, l’individuo/cittadino deve saper apprendere e usare proprie competenze (alfabetiche funzionali, riflessive e proattive, di relazione) per interpretare in maniera attiva e inclusiva la dimensione della cittadinanza.</p>
<p>Learning society significa anche democrazia applicata a Internet, intesa come luogo in cui si realizza l’intelligenza collettiva in una prospettiva inclusiva.</p>
<p>Il caso: <a href="http://www.mela.scedu.unibo.it/">MELA – Media Education e-learning LAboratorio</a><br />
MELA (un laboratorio del Dipartimento di Scienze dell’educazione e della Facoltà di Scienze della formazione dell’Università di Bologna) lavora nell’ambito della <em>media education</em>, della formazione online e della comunicazione educativa fin dal 1990. Produce audiovisivi di documentazione per la ricerca e la didattica. I suoi video sono pubblicati nel sito web istituzionale dai 3 canali tematici, dedicati rispettivamente alla didattica, alla ricerca, alla documentazione. Cura l’edizione e la pubblicazione di una rivista scientifica, accademica e referenziata intitolata <em>Ricerche di Pedagogia e Didattica</em>, che distribuisce gratuitamente online secondo i principi della licenza <em>Creative Commons</em> e aderendo al Budapest Open Access Iniziative.</p>
<p>Dal Manifesto: <em>Ci sono molti modi di usare il video, nella ricerca e per la ricerca, nella didattica e per la didattica. Tutti questi modi comportano rischi e sfide. Nella società globalizzata, le nuove tecnologie della comunicazione hanno contribuito a cambiare i modelli di produzione della cultura e della conoscenza. MELA si propone di portare un contributo alla ricerca in relazione alle sfide della learning society e di offrire, agli studenti e ai lavoratori, servizi utili allo sviluppo dell&#8217;apprendimento.</em></p>
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