Innovative metodologie d’accesso alla musica per utenti ciechi
Abstract del seminario di Giuseppe Nicotra.
Fa parte della coscienza comune l’equazione cieco = musicista; questo luogo comune tuttavia trae origine in una realtà storica: in effetti, a prescindere da celebri ciechi musicisti, uno per tutti Francesco Landini (vissuto nel XIV secolo, detto “il cieco degli organi”) sono numerosi gli esempi di musicisti non vedenti che hanno raggiunto la celebrità, in passato come oggigiorno.
L’educazione dei ciechi, dai suoi inizi sistematici (Francia fine Settecento), è stata organizzata secondo il modello della “segregazione”, intendendo con questa espressione la disgiunzione delle strutture educative dei ciechi rispetto a quelle comuni.
Le scuole, o meglio gli istituti per ciechi, nei loro programmi, comprendevano nella maggior parte dei casi anche studi musicali. Esisteva quindi personale specializzato, spartiti trascritti in Braille a cura del personale della scuola stessa ove non si potevano reperire altrove. D’altro canto la società del passato richiedeva la figura del musicista per servizi liturgici, per le feste ed altro ancora.
A partire dagli anni Sessanta, in Italia ed in alcuni altri paesi europei, con l’affermarsi della tendenza alla integrazione scolastica, l’educazione musicale, di per sé negletta dal nostro sistema formativo, ha subito un calo verticale nel caso dei non vedenti. Vi sono difficoltà obiettive che forniscono qualche spiegazione a questa tendenza:
- distanza fra notazione musicale comune e notazione musicale Braille;
- conseguente difficoltà di reperire insegnanti di musica preparati;
- difficoltà, tempi lunghi ed alti costi delle trascrizioni;
- una tendenza alla velocità ed alle “scorciatoie”, che investe anche il modo di fare scuola, per cui la manualità, lo studio analitico, le esperienze dirette, vengono relegate ad attività collaterali dalla vera e propria scuola.
A tutto questo si può reagire diffondendo conoscenze specifiche, preparando insegnanti di musica ad affrontare problematiche specifiche, le quali, dopo tutto, sono meno insuperabili di ciò che si possa immaginare; attivando una rete di servizi e di iniziative che creino sinergie fra chi è esperto e chi vuole innovare.
Per tutte queste ragioni vale la pena investire risorse tecniche ed umane per dare al soggetto non vedente una opportunità insostituibile di accesso all’arte, alla storia della produzione artistica, alla possibilità di essere egli stesso soggetto consapevolmente creativo.
Se la prima grande rivoluzione è stata quella di Luis Braille che ha risolto i limiti di accesso alla cultura grazie al suo sistema di scrittura, una seconda trasformazione è avvenuta grazie all’informatica e all’introduzione dei diplay Braille e degli screen reader. Queste novità sono principalmente rivolte a favore del testo tradizionale mentre solo recentemente grazie a programmi come il Braille Music Editor e a progetti di ricerca come Contrapunctus si è allargato l’impiego dell’informatica anche per la musica. L’utente sta iniziando ad apprezzare tali novità e sono in crescita coloro che preferiscono il testo elettronico rispetto ai voluminosi libri musicali di carta in rilievo. Si tratta di iniziative di ricerca che evidenziano un vero e proprio salto di qualità sul terreno delle autonomie e delle pari opportunità che hanno trovato luogo fertile a Padova che elenca una antica tradizione di impegno a favore dell’educazione musicale dei ciechi e alla produzione di testi musicali Braille grazie alla presenza dell’Istituto dei ciechi Configliacchi, al Conservatorio Musicale Statale di Padova C. Pollini (che promuove un corso di “Metodologie e tecniche musicali per le disabilità”) e all’Università di Padova che sviluppa sia la ricerca su tali tematiche attraverso il “Laboratorio di musica accessibile” e sia la formazione degli studenti del corso in DAMS della Facoltà di Lettere e Filosofia.

