Accessibilità è anche mobilità e divertimento
Abstract del seminario di Consuelo Battistelli e Laura Raffaeli.
La tecnologia intesa come mezzo per migliorare la qualità della vita è particolarmente importante per una persona disabile nelle diverse sfere del suo quotidiano, dalla sfera sociale a quelle domestica e lavorativa. Diventa fonte di autonomia e di affermazione della propria identità.
In quest’ottica è secondario parlare di tecnologia se prima non si parla di cultura dell’accessibilità e non si considera la persona disabile anche come una risorsa per migliorare gli strumenti a disposizione di tutti. Questo senza dimenticare i reali problemi con cui un disabile si scontra quotidianamente, per esempio la mobilità. Se non riesco a muovermi non riuscirò nemmeno a fruire delle possibilità che la tecnologia mi può offrire.
Quando parliamo di “accessibilità” non dobbiamo limitarci alle barriere architettoniche, che si superano per esempio predisponendo un ascensore o uno scivolo, ma dobbiamo considerare anche quelle sensoriali, che, per tornare all’esempio precedente, necessitano di una sintesi vocale nell’ascensore e una guida tattile nel pavimento antistante lo scivolo.
Il logo universalmente associato alla disabilità rappresenta un omino in carrozzina. Questo, in un certo senso, mette in secondo piano i disabili sensoriali: ciechi, sordi, ipovedenti, muti, spesso poco considerati se non, ultimamente, nel Web, che è comunque ancora pressoché inaccessibile sia ai sordi (quasi totale assenza di sottotitoli nei video e, spesso, linguaggio troppo difficile per chi comunica con la LIS) che ai ciechi (assenza del rispetto della legge Stanca e delle linee guida per l’accessibilità in moltissimi siti).
Accessibilità della cultura significa rendere fruibile tutta la cultura per tutti, indistintamente, spettacoli e arte compresi. Siamo stanche e contrarie alle pomeridiane per disabili, così come è insopportabile ogni cosa studiata e realizzata solo per noi (per esempio la piscina per disabili, il teatrino per disabili, ecc.).
Di recente, noi di Blindsight Project, abbiamo realizzato il primo festival internazionale accessibile a tutti: il Roma Fiction Fest 2009 che ha visto molte fiction accessibili anche a sordi e ciechi (con sottotitoli e audio-descrizioni). Ci siamo battuti affinché il prossimo Festival del Cinema di Roma sia accessibile (come promesso dal presidente Rondi in una conferenza tenuta dopo la nostra denuncia dell’inaccessibilità totale al Festival di Roma, in collaborazione con l’Associazione Coscioni e Consequenze).
La cultura è anche cinema, teatro, sport, non solo una biblioteca: risolto il problema della mobilità, come speriamo accada presto, cosa possiamo trovare fuori dalle nostre case? Dove possiamo avere la libertà di assistere ad uno spettacolo accessibile in Italia? Perché l’accessibilità è ancora intesa come un regalo da farsi al disabile? E perché si continua a ghettizzare il disabile in eventi ad esso dedicati?
Da ex vedenti non possiamo tollerare queste distinzioni, queste discriminazioni: noi vogliamo che sia accessibile un cinema, un teatro, una piscina ecc. Pensate, per esempio, allo sport: chi ha un cane guida è penalizzato dal fatto che non è conosciuta la legge che lo tutela e ne permette l’accesso ovunque e gratuitamente! Ma poche palestre sono veramente a norma e quindi i proprietari hanno letteralmente paura di accettare un disabile visivo se non ha un accompagnatore che se ne assume la “responsabilità”.
Accessibilità è cultura, senza la cultura non esiste accessibilità. Se volete saperne di più dell’accessibilità reale, quella vissuta dalle persone disabili, vi aspettiamo al nostro seminario.

