Liberare l’accessibilità
Abstract del seminario di Alessio Cartocci.
Il concetto di accessibilità e, più in generale, di barriera è stato da molti anni (e purtroppo continua ad essere) visto come una sorta di “palla al piede” che il nostro paese deve trascinare di malavoglia, spesso solo per ottemperare a direttive internazionali e, più recentemente, anche nazionali (come la legge 4/04); questo almeno appare a chiunque voglia fare il punto della situazione su quanto è stato fatto concretamente e quanto sia rimasto sulla carta.

Eppure la nostra storia parla chiaro: oltre ad essere il classico popolo di pensatori, navigatori, etc. siamo (o almeno siamo stati) anche un popolo di emigranti e di gente che conosce bene e da vicino la parola accoglienza, vedi anche la grande e positiva forza dell’associazionismo e del volontariato.
E allora? Allora si potrebbe riflettere su abitudini culturali imperanti e sulla conseguente disgregazione del plurale a pieno vantaggio del singolare, ma questo è un tema ben più complesso e generale che inevitabilmente corre il rischio di sfociare in un semplice esercizio di retorica.
Parlando più esplicitamente di barriere si potrebbe affermare che uno dei problemi ancora irrisolti ed evidenti sia il considerare l’accessibilità come una sorta di “compartimento stagno”, un modulo da aggiungere (spesso controvoglia) a quanto viene ideato, progettato e realizzato senza prevedere in partenza un pieno supporto per tutti. E sicuramente già questa impostazione crea una gigantesca barriera.
Occorre liberare quindi l’accessibilità da un suo (spesso anche inconsapevole) isolamento che porta ancora al considerare il disabile come un diverso cui dare il “contentino”, tanto per rispettare una legge o -in caso di pseudo sussulti morali- sentirsi a posto con la coscienza. E’ necessario invece pensare che un qualsiasi servizio pubblico erogato in qualsiasi forma sia molto più utile ed efficiente se pensato prevedendo il libero accesso ed utilizzo da parte di tutti, senza distinzioni.
L’accessibilità è semplicemente frammento di un discorso-percorso giusto, che parte dalla nostra Costituzione, passa attraverso il (buon) governo e le leggi, affronta questioni cruciali di interesse generale (vedi ad esempio il digital divide nella sua complessità) e possibilmente cerca di risolverle nel nome di una collettività che ancora vorrebbe e potrebbe identificarsi come pluralità e non come una mera somma di singoli.
Cominciando a “liberare” l’accessibilità potremo fare un piccolo passo anche per liberare lentamente il campo da tutti gli ostacoli e le barriere che impediscono a questo paese -che ha così saputo innovare nel mondo- di innovare finalmente se stesso.

